Scandalo alle case popolari di Torino

Scandalo alle case popolari di Torino

Un buco da 17 milioni di euro nelle casse pubbliche, migliaia di contratti di locazione finiti in prescrizione e undici ex dirigenti chiamati a rispondere davanti alla Corte dei Conti. È questa la vicenda che ha travolto l’ATC Piemonte Centrale, l’Agenzia Territoriale per la Casa che gestisce circa 30 mila alloggi di edilizia popolare tra Torino e provincia. Un caso che riporta al centro dell’attenzione il tema della gestione del patrimonio pubblico e dell’efficienza dei controlli amministrativi.

L’inchiesta, denominata “Domus gratuita”, è stata condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Torino in collaborazione con la Procura regionale della Corte dei Conti del Piemonte. Gli investigatori hanno esaminato una mole enorme di documentazione relativa a oltre quarant’anni di attività amministrativa dell’ente. Il risultato delle verifiche ha fatto emergere una situazione definita estremamente grave: circa 11 mila posizioni contrattuali riferite agli inquilini delle case popolari avrebbero generato crediti per oltre 32 milioni di euro, successivamente estinti per prescrizione.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, una parte consistente di questi crediti non sarebbe mai stata riscossa dall’ATC. Gli importi, pur risultando dovuti dagli assegnatari degli alloggi, sarebbero rimasti per anni senza adeguate azioni di recupero fino a diventare inesigibili per decorrenza dei termini di legge. La conseguenza è stata un danno erariale quantificato in circa 17 milioni di euro, somma che oggi la magistratura contabile attribuisce alla presunta negligenza di alcuni dirigenti che si sono succeduti nella gestione dell’ente.

L’aspetto più delicato della vicenda riguarda proprio il meccanismo della prescrizione. Quando un credito non viene recuperato entro determinati termini, infatti, il diritto a riscuoterlo si estingue. Nel caso dell’ATC, gli accertamenti avrebbero evidenziato come numerose posizioni debitorie siano rimaste prive delle necessarie iniziative amministrative e legali per interrompere la prescrizione e ottenere il pagamento delle somme dovute. Per la Corte dei Conti, questo avrebbe causato una perdita rilevante di risorse pubbliche.

Le contestazioni formulate nei confronti degli undici ex dirigenti parlano di comportamenti caratterizzati da “gravi negligenze”. Secondo l’accusa, tali condotte avrebbero contribuito direttamente alla perdita dei crediti e al conseguente danno economico per l’ente. Gli ex responsabili sono stati quindi citati in giudizio davanti alla Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti del Piemonte, dove avranno la possibilità di presentare memorie e documentazione difensiva. Saranno i giudici contabili a stabilire se vi siano effettivamente responsabilità amministrative e quale sia l’eventuale entità del risarcimento dovuto.

Un altro elemento emerso dall’indagine riguarda la rappresentazione contabile di questi crediti nei bilanci dell’ente. Gli investigatori sostengono che le somme ormai prescritte non sarebbero state adeguatamente evidenziate nei documenti contabili approvati nel corso degli anni. Solo nel 2018 il Consiglio di Amministrazione dell’ATC Piemonte Centrale ha deliberato la cancellazione di tali crediti dal bilancio, prendendo formalmente atto della loro inesigibilità. Secondo la Procura contabile, questa situazione avrebbe contribuito a nascondere per lungo tempo la reale consistenza del danno economico accumulato.

La vicenda assume particolare rilevanza anche per il ruolo sociale svolto dall’ATC. L’ente gestisce infatti il patrimonio di edilizia residenziale pubblica destinato alle fasce più deboli della popolazione. Le risorse provenienti dagli affitti dovrebbero contribuire alla manutenzione degli immobili, agli interventi di riqualificazione e alla gestione ordinaria del servizio. La perdita di milioni di euro può quindi avere ripercussioni indirette sulla capacità dell’agenzia di investire nel miglioramento degli alloggi e dei servizi offerti agli assegnatari.

Dopo la diffusione della notizia, l’ATC Piemonte Centrale ha precisato di aver collaborato pienamente con gli organi inquirenti, mettendo a disposizione documenti, dati e relazioni richieste durante le indagini. L’ente ha inoltre sottolineato che i fatti contestati riguardano periodi precedenti all’insediamento dell’attuale amministrazione, esprimendo fiducia in una rapida definizione della vicenda giudiziaria.

Lo scandalo rappresenta uno dei più significativi casi di presunto danno erariale emersi negli ultimi anni nel settore dell’edilizia pubblica piemontese. Al di là degli esiti processuali, la vicenda evidenzia le criticità che possono nascere quando il controllo dei crediti e la gestione amministrativa non riescono a garantire tempestività ed efficacia. In un contesto in cui la domanda di case popolari continua a crescere e le risorse pubbliche restano limitate, la perdita di 17 milioni di euro assume un peso che va ben oltre i numeri, sollevando interrogativi sulla tutela del patrimonio collettivo e sulla responsabilità di chi è chiamato a gestirlo.

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